Brivido Cosmico
Mi piace la domenica, è a una giusta distanza tra il venerdì e il martedì.
martedì 1 febbraio 2011
domenica 30 gennaio 2011
venerdì 31 dicembre 2010
Alla fine è un giorno come tutti gli altri...
... però il numero sul calendario che cambia è un po' un simbolo, e siccome mi sento un po' come il presidente della repubblica, faccio anche io il mio discorso di fine anno.
La cosa che si fa di solito in questi casi è tirare un po' le somme dell'anno finito, fare il bilancio.
E' stato un anno interessante, senza dubbio. Non uno dei migliori, ma neanche uno dei peggiori: ci sono state soddisfazioni, obiettivi raggiunti, obiettivi mancati, nuovi amici, amici che si sono allontanati e amici ritrovati...tutto sommato non è andata malaccio.
Soprattutto ho imparato tante cose nuove. Una delle cose che più mi hanno colpito di quest'anno che è passato è stato che tutto cambia, niente resta lo stesso, nel bene e nel male. Bella scoperta, potrà dire qualcuno...ma a volte i cambiamenti ci colpiscono in modo più evidente, quando accadono in modi o momenti particolari, o quando siamo più aperti ad accettarli.
Non è che siano sempre una brutta cosa. A volte sono più eclatanti, altre volte sono minimi.
A volte sono piccoli, ma sono come il sassolino che dà inizio alla frana, e non se ne capisce la portata finché non arriva a valle (a volte non ci sono ancora arrivati, a valle).
Alcuni cambiamenti sono stati belli, di altri non voglio parlare, e poi è meglio concentrarsi sulle cose belle, no?
E' proprio vero che "nothing changes on new year's day"...tutto cambia, ma per tutto l'anno.
Poi ci sono le persone. Persone che ti lasciano qualcosa, persone che cambiano il tuo modo di vedere le cose, persone che ti deludono, persone che ti sorprendono, persone che purtroppo NON ti sorprendono, persone che era meglio perderle che trovarle, persone che sarebbe stato bello incontrare prima, e persone che diamo troppo per scontate.
Ma sì, dai, tutto sommato è stato un buon anno.
Ah, e poi, sarebbe troppo facile finire il messaggio con un bell' "Auguri a tutti!" , ma siccome sono allergica al buonismo mi limiterò a fare gli auguri solo alle persone che se lo meritano, agli altri un bel mavaffanculo.
La cosa che si fa di solito in questi casi è tirare un po' le somme dell'anno finito, fare il bilancio.
E' stato un anno interessante, senza dubbio. Non uno dei migliori, ma neanche uno dei peggiori: ci sono state soddisfazioni, obiettivi raggiunti, obiettivi mancati, nuovi amici, amici che si sono allontanati e amici ritrovati...tutto sommato non è andata malaccio.
Soprattutto ho imparato tante cose nuove. Una delle cose che più mi hanno colpito di quest'anno che è passato è stato che tutto cambia, niente resta lo stesso, nel bene e nel male. Bella scoperta, potrà dire qualcuno...ma a volte i cambiamenti ci colpiscono in modo più evidente, quando accadono in modi o momenti particolari, o quando siamo più aperti ad accettarli.
Non è che siano sempre una brutta cosa. A volte sono più eclatanti, altre volte sono minimi.
A volte sono piccoli, ma sono come il sassolino che dà inizio alla frana, e non se ne capisce la portata finché non arriva a valle (a volte non ci sono ancora arrivati, a valle).
Alcuni cambiamenti sono stati belli, di altri non voglio parlare, e poi è meglio concentrarsi sulle cose belle, no?
E' proprio vero che "nothing changes on new year's day"...tutto cambia, ma per tutto l'anno.
Poi ci sono le persone. Persone che ti lasciano qualcosa, persone che cambiano il tuo modo di vedere le cose, persone che ti deludono, persone che ti sorprendono, persone che purtroppo NON ti sorprendono, persone che era meglio perderle che trovarle, persone che sarebbe stato bello incontrare prima, e persone che diamo troppo per scontate.
Ma sì, dai, tutto sommato è stato un buon anno.
Ah, e poi, sarebbe troppo facile finire il messaggio con un bell' "Auguri a tutti!" , ma siccome sono allergica al buonismo mi limiterò a fare gli auguri solo alle persone che se lo meritano, agli altri un bel mavaffanculo.
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venerdì 13 agosto 2010
mercoledì 7 luglio 2010
It starts in a church and ends with a double murder.
Risposta (degli Strangelings) a chi dice che la musica folk è "wimpy", cioè da pappemolli.
Nello specifico si sta parlando di Matty Groves, un brano folk irlandese risalente al 17°secolo, che parla dell'amore adulterino tra la moglie di un nobile e un servo, che finisce tragicamente quando il marito torna, li scopre a letto insieme, e uccide il rivale. La donna rifiuta comunque il marito e dice di preferire il suo amante anche nella morte, e così il marito uccide anche lei, forse suicidandosi poco dopo. (Vedere per credere: http://en.wikipedia.org/wiki/Matty_Groves )
E non è l'unica. Una buona parte di canzoni folk sono storie di tragedie, tradimenti, furti, e quasi sempre violenza e omicidi.
House of the Rising Sun, ad esempio, brano folk americano famosissimo, è una storia di perdizione e prostituzione ambientata a New Orleans. Ma di esempi ce ne sono mille.
Mentre le canzoni rock di cosa parlano in media? D'amore, nella maggior parte dei casi...(naturalmente ci sono eccezioni, per entrambi i generi: così come ci sono le canzoni rock impegnate ci sono anche le ballate tradizionali d'amore...ma questo si sa.)
Forse è uno dei motivi per cui amo questo genere. Al di là delle atmosfere date dalla musica, che possono essere antiche, fiabesche, popolari, persino infantili a volte, dietro ci sono sempre delle storie potenti, umane e piene di sentimenti primitivi, semplici, diretti.
Poche seghe mentali insomma. Parliamo di cose serie. Parliamo di folk.
Nello specifico si sta parlando di Matty Groves, un brano folk irlandese risalente al 17°secolo, che parla dell'amore adulterino tra la moglie di un nobile e un servo, che finisce tragicamente quando il marito torna, li scopre a letto insieme, e uccide il rivale. La donna rifiuta comunque il marito e dice di preferire il suo amante anche nella morte, e così il marito uccide anche lei, forse suicidandosi poco dopo. (Vedere per credere: http://en.wikipedia.org/wiki/Matty_Groves )
E non è l'unica. Una buona parte di canzoni folk sono storie di tragedie, tradimenti, furti, e quasi sempre violenza e omicidi.
House of the Rising Sun, ad esempio, brano folk americano famosissimo, è una storia di perdizione e prostituzione ambientata a New Orleans. Ma di esempi ce ne sono mille.
Mentre le canzoni rock di cosa parlano in media? D'amore, nella maggior parte dei casi...(naturalmente ci sono eccezioni, per entrambi i generi: così come ci sono le canzoni rock impegnate ci sono anche le ballate tradizionali d'amore...ma questo si sa.)
Forse è uno dei motivi per cui amo questo genere. Al di là delle atmosfere date dalla musica, che possono essere antiche, fiabesche, popolari, persino infantili a volte, dietro ci sono sempre delle storie potenti, umane e piene di sentimenti primitivi, semplici, diretti.
Poche seghe mentali insomma. Parliamo di cose serie. Parliamo di folk.
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martedì 23 marzo 2010
... e le maschere.
Affidiamo sentimenti e pensieri profondi alle pagine web perché spesso abbiamo pudore di esprimerli direttamente, perché vogliamo comunicare ma abbiamo paura di farlo, e così speriamo che qualcuno legga, qui in questa piazza virtuale dove non si sa chi è in ascolto, che qualcuno capisca.
Eppure non per questo, se non sono scritti lì dove tutti possono leggerli, questi pensieri e sentimenti sono meno veri.
Soltanto, magari non tutti hanno voglia di denudare la propria anima davanti a tutti (amici, nemici, falsi amici, o semplici curiosi)...forse è solo un altro modo di nascondersi, un altro modo di mascherarsi.
Ci nascondiamo dietro a queste pagine come a maschere, e sicuramente da qualche parte nel mondo ci sarà qualche psicologo che studia il fenomeno. Perché a volte è più facile mascherarsi da persone felici. Sorridere e scherzare e poi riversare l'anima in una specie di diario di bordo virtuale.
Come se fossimo gli unici o i primi a provare queste cose, a sentirsi così. Ci crediamo terribilmente originali e unici.
Credersi originali è la cosa meno originale che esista.
Credersi unici è la cosa meno unica che esista.
Ma non sarebbe più bello dire direttamente quello che si prova, quello che si pensa?
Eppure non per questo, se non sono scritti lì dove tutti possono leggerli, questi pensieri e sentimenti sono meno veri.
Soltanto, magari non tutti hanno voglia di denudare la propria anima davanti a tutti (amici, nemici, falsi amici, o semplici curiosi)...forse è solo un altro modo di nascondersi, un altro modo di mascherarsi.
Ci nascondiamo dietro a queste pagine come a maschere, e sicuramente da qualche parte nel mondo ci sarà qualche psicologo che studia il fenomeno. Perché a volte è più facile mascherarsi da persone felici. Sorridere e scherzare e poi riversare l'anima in una specie di diario di bordo virtuale.
Come se fossimo gli unici o i primi a provare queste cose, a sentirsi così. Ci crediamo terribilmente originali e unici.
Credersi originali è la cosa meno originale che esista.
Credersi unici è la cosa meno unica che esista.
Ma non sarebbe più bello dire direttamente quello che si prova, quello che si pensa?
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